Perché la diversificazione riduce il rischio del portafoglio
Distribuire il denaro su molti investimenti non dà solo una sensazione di sicurezza: c’è una ragione strutturale per cui il rischio scende senza che il rendimento atteso debba scendere. Ecco l’intuizione.
Tradotto dall’originale inglese. Leggilo in inglese →

Photo by Vitaly Gariev on Unsplash
«Non mettere tutte le uova nello stesso paniere» è il consiglio più antico degli investimenti. È anche una delle poche idee della finanza a essere insieme davvero potente e facile da capire, una volta visto il meccanismo.
I due tipi di rischio
Il rischio di qualsiasi investimento si divide in due parti.
Rischio specifico
Il rischio specifico è legato a una società o a una situazione: un prodotto fallito, uno scandalo contabile, l’incendio di uno stabilimento, una causa legale. Colpisce quella posizione, non il mercato nel suo complesso.
Rischio di mercato
Il rischio di mercato è quello condiviso da quasi tutto nello stesso momento: una recessione, un rialzo brusco dei tassi, un cambio di umore generale. Muove la maggior parte degli investimenti nella stessa direzione e nello stesso momento.
La distinzione cruciale: il rischio specifico si può diversificare, quello di mercato no.
Perché combinare posizioni rende il percorso più liscio
Quando possiedi molti investimenti le cui sorti non sono perfettamente legate, i loro alti e bassi in parte si annullano. Un trimestre negativo per una società è spesso compensato da uno positivo altrove. Il percorso del portafoglio diventa più regolare di quello di qualsiasi singola posizione e, cosa importante, questa regolarità non ti chiede di rinunciare al rendimento atteso.
Il ruolo della correlazione
Il beneficio dipende dalla *correlazione*: quanto due investimenti si muovono insieme. Combinare posizioni che vanno di pari passo (per esempio due banche) riduce poco il rischio specifico. Combinare posizioni che si muovono in modo diverso (una banca e una utility, o azioni e obbligazioni) lo riduce molto di più. Più bassa è la correlazione, maggiore è l’effetto.
Quanta diversificazione basta
Gran parte del beneficio arriva prima di quanto si creda. Passare da una posizione a una manciata taglia in modo netto il rischio specifico; passare da un portafoglio già ben distribuito a uno ancora più ampio aggiunge sempre meno. Oltre un certo punto resta soprattutto il rischio di mercato: la parte che la diversificazione non può togliere. Per questo anche un portafoglio molto diversificato scende in una discesa generale.
Diversificare oltre le sole azioni
La diversificazione lavora su più assi contemporaneamente:
- Tra società: molte posizioni invece di poche.
- Tra settori: perché la crisi di un comparto non affondi tutto. I portafogli da reddito scivolano facilmente in quella direzione, perché i rendimenti da dividendo più alti tendono a concentrarsi in pochi settori.
- Tra aree geografiche: economie diverse su cicli diversi.
- Tra classi di attivo: azioni, obbligazioni e liquidità si comportano in modo diverso.
Un singolo fondo ampio copre i primi tre assi con un solo acquisto: ETF o fondi indicizzati mette a confronto i due involucri più comuni.
Che cosa non è la diversificazione
Non è una garanzia contro le perdite e non ti farà ricco in fretta grazie a una singola scommessa vincente: per costruzione diluisce ogni posizione. Il suo compito è rendere i tuoi risultati meno dipendenti dall’avere ragione su una cosa sola. Per la maggior parte degli investitori di lungo periodo è esattamente lo scambio giusto.
In sintesi
La diversificazione riduce il rischio per cui non sei remunerato (quello specifico della singola società) lasciando intatto il rendimento atteso. È la cosa più vicina a un pasto gratis che gli investimenti conoscano, ed è proprio per questo il fondamento di una costruzione di portafoglio sensata. Per vedere quanto reddito produce un insieme di società che pagano dividendi, il calcolatore di dividendi gratuito fa i conti.
Domande frequenti
La diversificazione riduce i miei rendimenti?
Non in termini attesi. Elimina il rischio specifico della singola società, per il quale non sei remunerato, e lascia intatto il rendimento atteso. Limita però il guadagno di una singola scommessa vincente.
Quante posizioni servono per essere diversificati?
La maggior parte della riduzione del rischio specifico arriva dalle prime posizioni ben distribuite; dopo, ogni posizione in più aggiunge meno. Distribuire tra settori e classi di attivo conta quanto il numero.
La diversificazione mi protegge in un crollo?
Solo in parte. Elimina il rischio specifico, non quello di mercato, quello condiviso da quasi tutto insieme: anche un portafoglio molto diversificato scende in una discesa generale.
Idee per il tuo reddito, ogni due settimane.
Una breve e-mail ogni due settimane: un nuovo articolo del Journal e un numero che vale la pena conoscere. Niente rumore, niente pubblicità.
Da leggere anche
Tutti gli articoli →
Un esempio di portafoglio da reddito da dividendi: 100.000 in dieci comparti
Un portafoglio modello di 100.000 suddiviso in dieci comparti, con il peso, il rendimento e il reddito di ciascuno, la quota di reddito che due settori portano in silenzio, come si presentano il calendario e il conto fiscale, e cosa diventa il reddito dopo dieci anni di crescita e reinvestimento.

Quanto bisogna investire per vivere di dividendi?
Vivere di dividendi si riduce a una divisione: la spesa annua divisa per il rendimento che il portafoglio può pagare senza rischi eccessivi. Ecco il calcolo, le correzioni per tasse e inflazione che quasi tutti saltano, e quanti anni servono per costruire quel capitale con un versamento mensile.

Cadances o Sharesight: quale gestore di portafoglio è adatto a chi investe in dividendi?
Sharesight è il gestore di portafoglio più conosciuto sul mercato. Cadances è costruito attorno al reddito da dividendi e alla fiscalità che lo accompagna. Ecco uno sguardo onesto su dove vince ciascuno, per scegliere lo strumento adatto al tuo modo di investire.